![]() |
![]() |
|||
![]() |
|
![]() |
||
![]() |
L'Osteoporosi
|
![]() |
![]() |
Le informazioni pubblicate su questo sito hanno solo un carattere divulgativo e non possono sostituire la visita medica. |
![]() |
||||
|
Indice del documento:
|
VALUTAZIONI EPIDEMIOLOGICHE E GENERALITA’ SULLA OSTEOPOROSI L'osteoporosi è una malattia caratterizzata da un basso contenuto di calcio nelle ossa, dalla progressiva perdita di tessuto osseo, con conseguente fragilità dello scheletro e predisposizione alle fratture. L’osteoporosi rappresenta un grave problema di Salute Pubblica in tutti i paesi in cui l’andamento demografico è caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione. L'avanzare dell'età è infatti una delle principali cause di perdita di massa ossea in entrambi i sessi, anche se inizia più precocemente nella donna. Dati dello studio ESOPO, un vasto studio epidemiologico condotto nel 2001 su 16,000 soggetti in 83 centri specialistici sparsi su tutto il territorio nazionale, rivelano che circa il 23% delle donne di età superiore a 40 anni e il 14% degli uomini di età superiore a 60 anni è affetto da osteoporosi. Va inoltre sottolineato che circa il 42% delle donne e il 34% degli uomini in queste fasce di età è invece affetto da osteopenia, quindi a rischio di sviluppare osteoporosi e le sue complicanze. In base a questi dati, si stima che attualmente in Italia oltre 3,5 milioni di donne e circa 1 milione di uomini siano colpiti dall’osteoporosi, mentre oltre 6,5 milioni di donne e circa 2 milioni di uomini dall’osteopenia. Le donne sono circa 4 volte più a rischio degli uomini di sviluppare Osteoporosi. Questo comporta, ovviamente, anche una diversa incidenza delle complicanze fratturative: una ogni due donne e uno ogni 8 uomini sopra i 50 anni avrà una frattura da fragilità nella restante vita. In particolare, tale rischio è nella donna di 17,5%, 15,6% e 16% rispettivamente per il femore prossimale, colonna vertebrale e avambraccio distale, le tre sedi più frequenti di fratture osteoporotiche, mentre nel maschio è rispettivamente di 6%, 5% e 2,5% rispettivamente. I tassi di incidenza della frattura del femore aumentano esponenzialmente dai 65 anni in poi, raddoppiandosi all'incirca ogni cinque anni di età e raggiungendo tassi di oltre 400/10.000 nelle donne ultraottantacinquenni. Le conseguenze legate alle fratture del femore sono pesantissime, sia in termini di morbilità che di impatto socio-economico. La mortalità è del 15-25% e la disabilità motoria colpisce più della metà dei pazienti nell'anno successivo all'evento. Inoltre, in circa il 20% la possibilità di camminare indipendentemente è persa completamente e solo il 30-40% riprende piena autonomia nelle attività quotidiane. (3) In Italia, si calcola che le fratture del femore siano circa 80,000, responsabili di una spesa di oltre 800 milioni di Euro solo per l’assistenza ospedaliera. (4) Il legame fra menopausa ed osteoporosi è noto da tempo: la cessata produzione di estrogeni da parte delle ovaie rappresenta un fattore di rischio per l'insorgenza della malattia. Gli estrogeni intervengono infatti nella regolazione della quantità di calcio presente nell'osso: venendo meno il loro controllo, il calcio nell'osso si riduce, lasciando una struttura porosa e fragile. Oltre alla carenza di estrogeni, esistono altri fattori di rischio accertati in grado di causare o di aggravare l'osteoporosi: tra questi l'inattività fisica, l'alimentazione povera di calcio, la magrezza costituzionale, l'aver trascorso lunghi periodi senza mestruazioni, il fumo di sigaretta, l'elevato consumo di alcool, trattamenti prolungati con farmaci cortisonici, la predisposizione genetica. Possono provocare osteoporosi anche particolari malattie come il morbo di Crohn (una malattia infiammatoria intestinale), le artriti croniche gravi oppure le malattie della tiroide, delle ghiandole surrenali o delle paratiroidi. In una paziente con osteoporosi accertata è fondamentale che il medico prima escluda tutte queste condizioni. Rimuovendo i fattori di rischio o curando queste malattie, la perdita di massa ossea può essere arrestata od addirittura recuperata. Un terzo delle donne dopo la menopausa manifesta un'accelerazione del processo di riassorbimento osseo (alto turnover) con conseguente perdita di massa ossea. La malattia osteoporotica che ne consegue aumenta la fragilità ossea e pertanto il rischio di frattura.Queste ultime rappresentano un notevole problema sia dal punto di vista del management ,dal momento che trattasi di soggetti in età spesso avanzata ed inabili,e sia conseguentemente dal punto di vista della spesa sanitaria,con ricoveri ripetuti,terapia medica e riabilitativa . Per l’individuazione dei casi a rischio è necessario seguire un iter diagnostico:
Il processo di depauperamento osseo è molto lento e praticamente dura dalla menopausa fino alla fine della vita, ma è più rapido nei primi anni successivi alla menopausa. Le ossa più frequentemente interessate dal rischio di fratture sono le vertebre, il femore ed i polsi; le fratture avvengono anche per traumi di lieve entità o a volte, come nel caso delle lesioni vertebrali, spontaneamente; in questo caso le fratture vengono evidenziate da una radiografia senza che la paziente riesca a ricordare alcun trauma. Le fratture del femore sono le più gravi e sono responsabili di un’elevata mortalità. Non si deve dimenticare che, soprattutto nel caso del femore e del polso, la rottura dell'osso avviene in seguito ad una caduta e, quindi, l'osteoporosi è una concausa, non la causa unica della frattura. Le principali misure di prevenzione da adottare prima della menopausa sono rappresentate da una alimentazione ricca di calcio, dall'esercizio fisico e dall'abolizione del fumo. Dieta appropriata Consumare cibi ricchi di calcio (almeno 1 g al giorno) è consigliabile a tutte le età per arrivare alla menopausa con una buona massa ossea. Dopo la menopausa il fabbisogno di calcio aumenta (1,2-1,5 g). Latte e latticini rappresentano le fonti dietetiche di calcio per eccellenza ed è importante perciò che non manchino dalla dieta. Alcuni formaggi, come il grana, contengono ben 1g di calcio per 100 grammi di prodotto; una dose quotidiana di latte (una tazza, che corrisponde circa ad ¼ di litro), contiene mediamente 250-300 mg di calcio, e rappresenta ¼ del fabbisogno minimo giornaliero. Alcuni alimenti, pur possedendo un elevato contenuto di calcio, ne forniscono solo una piccola parte all'organismo, hanno cioè una bassa biodisponibilità. Per migliorare l'assorbimento del calcio, i latticini non devono essere consumati assieme a verdure ricche di fibra, come finocchi o spinaci, o assieme alla crusca. Nel latte è contenuta anche la vitamina D, una sostanza che facilita l'assorbimento del calcio dagli alimenti. Altri cibi ricchi di calcio sono i pesci in scatola (es. sgombro, sardine), tra le verdure broccoli, cavoli, rape e legumi in genere, la frutta secca, noci, nocciole e mandorle . Il consumo di alcool deve essere limitato poiché, se ingerito in dosi superiori a 60 g al giorno (più di 4 bicchieri di vino), rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo dell'osteoporosi. Esercizio fisico L'attività fisica stimola la formazione di tessuto osseo, aumenta la resistenza dello scheletro ai traumi, migliora il tono muscolare e l'efficienza articolare;tutti questi sono requisiti utili per ridurre il rischio di cadute e, quindi, di fratture.Il movimento inoltre tonifica anche il sistema cardio-circolatorio,l’apparato digerente,il sistema nervoso e riduce il rischio di soprappeso che è controindicato se c'è fragilità ossea.E’ sufficiente una modica attività , ad esempio ballare, camminare, andare in bicicletta, anche solo mezz'ora al giorno. Stando all'aria aperta, inoltre, si espone anche la pelle ai raggi del sole: questo è fondamentale perché il nostro organismo possa produrre dai precursori la vitamina D, indispensabile per l'apparato osseo. Fumo Il fumo, oltreché rappresentare un fattore aggravante per l'osteoporosi, aumenta anche l'incidenza di malattie cardiovascolari e di tumori: è bene quindi fare il possibile per eliminare questa dannosa abitudine. Quando arriva la menopausa, ogni donna dovrebbe valutare, con l'aiuto del proprio medico, l'eventualità di intraprendere una terapia con estrogeni sia come prevenzione della malattia osteoporotica sia per alleviare gli altri sintomi della menopausa. Con il sopraggiungere della menopausa accanto al mantenimento delle misure dietetico-nutrizionali e comportamentali descritte ,si affianca la Mineralometria ossea o Densitometria. Si tratta di un esame strumentale che permette di determinare la densità del tessuto osseo e risulta perciò utilissimo ai fini della prevenzione per l'osteoporosi. INDICAZIONI ALLA DENSITOMETRIA OSSEA Le situazioni in cui è indicata la Densitometria Minerale Ossea:
· Razza asiatica e caucasica · Evidenza radiografica di osteopenia e deformità vertebrale · Perdita di altezza, cifosi toracica · Precedente frattura da piccolo trauma · Prolungata terapia cortisonica · Trattamento con farmaci anticonvulsivanti · Ridotta funzionalità ovarica (ipogonadismo) · Donne sottoposte ad isterectomia totale (asportazione dell’utero) · Ipertiroidismo e iparparatiroidismo · Tardiva comparsa della prima mestruazione (menarca) · Irregolarità mestruali · Menopausa in particolare se ad insorgenza precoce · Storia familiare di frattura dell’anca · Diminuzione del rapporto tra peso e superficie corporea · Basso apporto di calcio e vitamina D Le apparecchiature utilizzate per effettuare questo esame si basano sulla capacità del tessuto osseo di assorbire speciali "segnali" o radiazioni che sono in grado di determinare la densità minerale la quale rappresenta un indice quantitativo della massa ossea (BMD). Permette di misurare la densità dell'osso ed esprime, sulla base di una elaborazione dei dati, degli indici di riferimento (T score e Z score) che permettono la definizione del quadro diagnostico. Il T score è un valore che indica l’allontanamento rispetto al cosiddetto picco di massa ossea, cioè al valore massimo di densità ossea che un soggetto ha nel corso della propria vita (picco che generalmente si raggiunge intorno ai trenta anni di vita). Lo Z score è invece un valore che indica l’allontanamento rispetto al valore medio di soggetti sani di pari età e sesso. In base a quanto esposto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità si definisce:
Segue una breve descrizione delle tecniche utilizzate 1)Mineralometria a singolo e doppio raggio fotonico (M.O.C) Le ossa vengono fatte attraversare da raggi fotonici (radiazioni gamma), emessi da una sorgente radioattiva. L'immagine ricavata dipende dall'attenuazione dei raggi che è proporzionale al grado di mineralizzazione dell'osso attraversato. Le apparecchiature più moderne si avvalgono di un doppio raggio fotonico. 2)Mineralometria a raggi X (D.X.A.) È simile alla precedente, ma sfrutta i raggi X al posto dei raggi gamma. Questo metodo consente misurazioni rapide e accurate (5-10 minuti), sia in piccole aree che in tutto lo scheletro. È un metodo attualmente molto impiegato. 3)Mineralometria ad ultrasuoni (D.U.S.) È lo strumento più moderno, al posto dei raggi X, sfrutta un fascio di ultrasuoni a bassa frequenza ed offre una maggiore sicurezza per il paziente. Non è preciso come il precedente con oscillazioni del 5% in difetto e/o in eccesso ,ed ha il limite di consentire la misurazione della densità solo del calcagno e della rotula. Non sono possibili misurazioni della colonna vertebrale.A proprio vantaggio presenta tuttavia la non invasività,la riproducibilità ed i bassi costi. 4)Tomografia assiale computerizzata (Q.C.T.) In questa tecnica si usa una fonte di radiazioni e uno strumento (il tomografo) in grado di confrontare la densità dell'osso in esame con la densità di un campione standard. Permette misurazioni selettive delle vertebrale costituenti la spina dorsale Sono passati dieci anni da quando, nel 1996, durante il Congresso Mondiale sull’Osteoporosi svoltosi ad Amsterdam, sono stati presentati i risultati del Fracture Intervention Trial (FIT). Lo studio, il più grande mai svoltosi sulle fratture, concluse che i bifosfonati, alendronato in particolare, sono molecole efficaci per contrastare l’osteoporosi e prevenire il rischio di fratture Secondo lo studio FIT, in particolare, l’alendronato è in grado di ridurre del 51% il rischio di fratture del femore, del 46% il rischio di nuove fratture vertebrali e del 44% il rischio di fratture al polso. In commercio sono disponibili varie classi di farmaci:
In caso di osteoporosi, gli obiettivi della terapia sono rallentare o interrompere la perdita del tessuto osseo ed evitare le fratture. L'assunzione di estrogeni costituisce il miglior trattamento preventivo e terapeutico per l'osteoporosi. Si parla, in questo caso, di ''terapia farmacologica sostitutiva'' che può essere iniziata in qualsiasi momento dopo la menopausa. Chi ne trae maggior beneficio sono le donne che presentano da subito sintomi caratteristici della menopausa, quelle in cui la menopausa è arrivata precocemente o che sono andate in menopausa a seguito di un intervento chirurgico. La terapia ormonale migliora tutti i sintomi classici della menopausa (es. vampate di calore, secchezza vaginale, disturbi dell'umore e della memoria) e, se assunta per lunghi periodi, è in grado di bloccare il processo osteoporotico e, quindi, il rischio di fratture; la sua efficacia non è stata ancora del tutto dimostrata, invece, per quanto riguarda la prevenzione delle malattie cardiovascolari . Il risvolto negativo è che gli estrogeni possono aumentare leggermente il rischio di tumori al seno, solo però se assunti per periodi superiori ai 7-10 anni. In caso di trattamenti fino a 5 anni questo rischio è molto basso e quantificabile a seconda degli studi tra il 0,05 e 1 per mille. Gli estrogeni possono aumentare anche il rischio di tumori all'utero: l'assunzione contemporanea di un progestinico tuttavia riduce notevolmente tale rischio, rendendolo simile a quello di qualsiasi altra donna, ma non riduce quello per il tumore al seno. Le donne che utilizzano estrogeni in menopausa presentano complessivamente una mortalità inferiore rispetto a quelle non trattate ed una migliore qualità di vita. Questo effetto favorevole diviene meno evidente col prolungamento della terapia oltre i 10 anni, a causa dell'aumento di incidenza di casi di tumore alla mammella. I contraccettivi orali a base di estro-progestinici, come la ''pillola'', non sono indicati in menopausa come terapia ormonale sostitutiva poiché contengono dosaggi di estrogeni e di progestinici nettamente superiori a quelli a quelli necessari. Per le donne che non vogliono o non possono ricorrere al trattamento ormonale (es. per precedenti malattie tumorali), esistono cure farmacologiche alternative. La vitamina D (o suoi derivati) è utile, ad esempio, nella prevenzione dell'osteoporosi, come possibile alternativa agli estrogeni, soprattutto nelle donne più anziane che non si espongono al sole perché costrette a letto o in case di riposo. Altri farmaci usati sono i bifosfonati ( es. alendronato), che hanno un'efficacia paragonabile agli estrogeni per quanto riguarda il trattamento dell'osteoporosi, ma non hanno gli stessi effetti sul cuore, a livello del sistema nervoso centrale, e sui sintomi della menopausa. Rappresentano una valida alternativa soprattutto nelle donne più anziane. L'effetto indesiderato più importante di questa categoria di farmaci è a carico dell'esofago. Il raloxifene è un farmaco di recente immissione in commercio. In virtù della sua azione protettiva è particolarmente indicato nelle donne in menopausa ad alto rischio di tumore al seno (casi familiari in madri o sorelle con tumore al seno o storia personale). Il raloxifene, associato a calcio e vitamina D, è in grado di ridurre il rischio di fratture osteoporotiche ma, come i bisfosfonati non è efficace nel trattamento dei disturbi legati alla menopausa. La calcitonina è stata ampiamente usata, sia in forma iniettabile che di spray nasale,come inibitore degli osteoclasti,senza che i benefici siano stati documentati in modo convincente. Gli anabolizzanti (es.tibolone ) aumentano sì la massa ossea ma non riducono il rischio di fratture ed i loro effetti indesiderati cardiocircolatori e mascolinizzanti non sono trascurabili. |
|||||
|
Dottore Altiero Biello Ginecologo tel. 081-665918 - Cellulare 335 5653424 |
||||||
![]() |
|
![]() |
||||