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La Menopausa
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Le informazioni pubblicate su questo sito hanno solo un carattere divulgativo e non possono sostituire la visita medica. |
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Indice del documento:
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Definizioni:
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per menopausa (spontanea) si intende la definitiva cessazione dei cicli mestruali derivante dalla perdita della funzione follicolare ovarica, ed è diagnosticata retrospettivamente dopo 12 mesi consecutivi di amenorrea (per la quale non sia stata evidenziata un’altra causa fisiologica o patologica). Un marker biologico adeguato dell’evento non esiste. L’età della menopausa varia da individuo ad individuo con una media mondiale di circa 50 anni. Si definisce menopausa prematura (o precoce) quando si verifica prima dei 40 anni (OMS). Si definisce menopausa indotta la cessazione della mestruazione che segue o alla rimozione chirurgica di entrambe le ovaie (con o senza isterectomia) o la soppressione iatrogena della funzione ovarica (chemioterapia o radiazioni) (OMS). Il termine postmenopausa si riferisce a tutto il periodo che segue l’ultima mestruazione indipendentemente dal tipo di menopausa (spontanea o indotta) (OMS). Il termine perimenopausa include il periodo immediatamente prima della menopausa fino al primo anno dopo l’ultima mestruazione (OMS). Il periodo immediatamente prima peraltro è molto variabile (mediamente 3 anni) andando dal momento in cui si verificano le modificazioni biologiche, endocrine e cliniche che iniziano avvicinandosi alla menopausa quali inizio delle irregolarità mestruali associate ad aumento dell’FSH. Viene spesso utilizzato come sinonimo il termine transizione menopausale che in realtà andrebbe riservato alla fase che precede l’ultima mestruazione in cui le irregolarità mestruali sono aumentate. Il termine premenopausa è usato in modo improprio quando riferito al periodo di 1 o 2 anni che precede l’ultima mestruazione mentre andrebbe utilizzato riferendosi a tutto il periodo della vita riproduttiva che precede la menopausa (OMS). A questo elenco di definizioni stabilite dall’OMS nel 1990 e riconosciute a livello internazionale la International Menopause Society (IMS) nel 1999 ha aggiunto quella di climaterio: quella fase dell’età della donna che precede e segue per un periodo variabile la transizione dalla fase riproduttiva a quella non riproduttiva includendo quindi la perimenopausa ed estendendosi ad un periodo più lungo prima e dopo la perimenopausa. Il climaterio è talvolta, ma non sempre, associato ad una sintomatologia, che viene definita quando presente sindrome climaterica. Le alterazioni endocrine che caratterizzano la perimenopausa si manifestano principalmente con
alterazioni del ritmo e della quantità del flusso mestruale.
Le notevoli variazioni dei livelli plasmatici di estradiolo, la minore o assente produzione di progesterone da parte del corpo luteo possono portare non solo ad alterazioni dei flussi ma anche a comparsa di iperplasia endometriale per una azione non bilanciata degli estrogeni sull’endometrio. Quindi, sebbene l’alterazione dei flussi sia un reperto normale in perimenopausa, vanno comunque escluse eventuali cause organiche ad essa associate. Circa il 90% delle donne prima della menopausa sperimenta
irregolarità mestruali
che possono durare dai 4 agli 8 anni. In ordine di frequenza subito dopo le irregolarità mestruali in perimenopausa, e al primo posto una volta cessati i flussi, vengono i
sintomi vasomotori
(
vampate, sudorazioni notturne
), tipici della carenza estrogenica, e i disturbi del sonno ad essi conseguenti, definiti anche come sintomi a breve termine poiché tendono a comparire in prossimità della completa cessazione della produzione estrogenica ovarica. Per i sintomi vasomotori si stima che ne soffrano fino all’85% delle donne, il 15% in modo molto grave. La maggior parte degli studi epidemiologici ha evidenziato che solamente i sintomi vasomotori e l’atrofia vaginale aumentano in modo significativo nella fase della transizione postmenopausale suggerendo per gli altri sintomi l’importanza di altre variabili distinte dalla carenza estrogenica. La menopausa è un evento del tutto fisiologico anche se può risentire di diversi fattori problematici su tre livelli: biologico, relazione e socio-culturale. Essendo gli anni del climaterio associati all'invecchiamento, al decadimento di alcune funzioni e, talvolta, all'emergere di patologie croniche, le donne possono mostrare una discreta ansia e difficoltà di accettazione di questa crisi del proprio ciclo di vita in linea con l'atteggiamento culturale prevalente che tende a sottolinearne gli aspetti negativi senza valorizzarne quelli positivi. La Greer, a questo proposito, sottolinea: "La donna di cinquant'anni non ha scelta se non quella di registrare il grande cambiamento che sta avvenendo in lei, ma nello stesso tempo è costretta a mantenere segreto questo sconvolgimento. La vergogna che provava all'inizio del menarca non è nulla al confronto dell'imbarazzo protratto che le causa la fine graduale e incostante del flusso mestruale". Nella nostra cultura occidentale, dove l'identità femminile è particolarmente valorizzata in senso estetico, la menopausa segna anche simbolicamente il passaggio da un corpo potenzialmente attraente ed erotico ad un corpo che invecchia e asessuato. L'identità femminile viene dunque sottoposta ad un passaggio che può comportare perdite pericolose di risorse psicologiche e relazionali. In altre culture sembra che questa fase non sia definita così drammaticamente tanto che il termine "menopausa" non trova un suo equivalente. Il contesto culturale, in questo senso, può orientare anche la presenza/assenza di sintomi come la depressione o "le vampate", frequenti in occidente e non registrate, ad esempio, in Cina, in alcune popolazioni tribali australiane o messicane. Per quanto riguarda la vita sessuo-affettiva, generalmente vissuta come importante nella realizzazione e nella conferma dell'identità
Dal punto di vista corporeo
A questi cambiamenti corporei si possono associare, talvolta, altri fastidi tra cui le problematiche uro-genitali (bruciori, pruriti, cistiti, incontinenza urinaria, etc.) che hanno un forte impatto negativo sulla vita sessuale.
Dal punto di vista psico-relazionale
Dal punto di vista socio-culturale
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato come la sessualità rientri nei fattori determinanti per la qualità della vita delle persone e sappiamo che le crisi del ciclo vitale possono rappresentare un rischio specifico di grande rilievo. Menopausa e rischio oncologico Ogni anno migliaia di donne vengono trattate per una neoplasia, la maggior parte di queste in età menopausale. Il
cancro della mammella
è il tumore più frequente nelle donne dei paesi occidentali, per le quali il rischio di ammalarsi nel corso della vita giunge fino al 10% (una donna su cento si ammala entro i 45 anni, due su cento entro i 50 anni, e altre 7-8 fra i 50 e gli 80 anni). I fattori etiopatogenetici sono noti solo in parte. I principali fattori di rischio dipendono dalla vita riproduttiva (una certa protezione è conferita da una gravidanza precoce, prima dei 30 anni, e dall'allattamento al seno), dalla costituzione ormonale (le donne che hanno le prime mestruazioni molto presto, che vanno in menopausa tardi, e con livelli plasmatici di ormoni sessuali piuttosto alti si ammalano di più), dalla dieta abituale e dallo stato nutrizionale (chi ha una dieta ricca di grassi e di prodotti animali, chi aumenta più di peso in età adulta e chi ha una vita molto sedentaria si ammala di più), dall'esposizione ad alte dosi di radiazioni ionizzanti (incluse le radiazioni a scopo diagnostico o terapeutico) in età infantile o adolescenziale, dall'uso prolungato della terapia ormonale con estrogeni e progestinici in menopausa (HRT). Il
carcinoma dell’endometrio
rappresenta nel mondo il secondo tumore femminile con 150.000 nuovi casi ogni anno, preceduto solo dal carcinoma della mammella. I Paesi più colpiti sono quelli del Nord America ed alcuni Europei (Germania, Svizzera, Regno Unito) mentre i Paesi in via di sviluppo ed il Giappone presentano un’incidenza 5 volte inferiore. In Italia l’incidenza dell’adenocarcinoma dell’endometrio è del 5-6% dei tumori femminili con una incidenza di circa 4.000 nuovi casi/anno. L’inizio precoce dei flussi mestruali e/o la menopausa tardiva pare aumentino il rischio di sviluppo di tale neoplasia. Altri fattori di 105 Nei paesi occidentali, per una donna il rischio di ammalarsi di cancro della mammella nel corso della vita giunge fino al 10% Circa l’1-3% delle donne che raggiungono la menopausa possono essere colpite da tale neoplasia endometriale entro i 75 anni. rischio sono la nulliparità o l’infertilità, che hanno in comune la maggiore esposizione agli estrogeni circolanti, così come la policistosi ovarica. Anche la terapia ormonale sostitutiva con soli estrogeni in donne in menopausa con utero rappresenta un fattore di rischio. Il
carcinoma ovarico
rappresenta la principale causa di morte nell’ ambito della patologia maligna ginecologica e la settima causa di morte per cancro nella popolazione femminile, responsabile del 5% di tutte le morti per tumore. L‘incidenza più elevata viene riportata nell’Europa nord occidentale e nel nord America e la minore in America latina, Asia ed Africa. Negli Stati Uniti la probabilità di sviluppare un carcinoma ovarico nel corso della vita di una donna è dell’ 1.4%, pari a 1 donna su 70. La neoplasia ovarica colpisce generalmente in età peri e postmenopausale, con un massimo di incidenza intorno ai 60-70 anni ed un’età media alla diagnosi di 63 anni. La maggior parte di questi tumori originano dall’epitelio celomatico, mentre nelle bambine e nelle donne di età inferiore a 20 anni il 40-60 % delle neoplasie ovariche sono di origine germinale. La maggior parte dei tumori ovarici vengono diagnosticati in una fase avanzata di malattia (stadio III o IV), mentre gli stadi più precoci si riscontrano di solito accidentalmente e rappresentano soltanto il 10% di tutti i tumori ovarici. La parità e l’uso di contraccettivi orali (CO) costituiscono un fattore di protezione per il carcinoma ovarico. Migliori condizioni socioeconomiche ed un più alto apporto nutritivo si correlano invece con un maggior rischio di neoplasia. L’ipotesi eziologica dell’ovulazione incessante spiegherebbe il diminuito rischio connesso all’ uso di CO e alle gravidanze ripetute. Secondo questa ipotesi l’epitelio celomatico subirebbe ad ogni ovulazione dei microtraumi che contribuirebbero allo sviluppo della malattia. Altre ipotesi sottolineano il ruolo di un aumento dei tassi di gonadotropine circolanti in menopausa oppure il trasporto retrogrado con il sangue attraverso le tube di carcinogeni. Infine recenti studi hanno evidenziato un’origine genetica nel 5-13% dei tumori ovarici; infatti la 106 La probabilità di sviluppare un carcinoma ovarico nel corso della vita è dell’1.4% storia familiare positiva determina un aumento di rischio di 3.6 volte. Il
carcinoma del colon-retto
è la più frequente neoplasia fra i non fumatori di entrambi i sessi nei paesi occidentali ed è la terza causa di morte negli Stati Uniti, subito dopo il carcinoma del polmone e della mammella. Nel 1994 si stima che siano stati diagnosticati 194.000 nuovi casi di questo tumore e che 56.000 persone solo negli USA siano morte per questa malattia. Un individuo ha circa 1 probabilità su 20 di sviluppare un carcinoma del colon nel corso della vita. La malattia è caratteristica dell’età matura e solo il 3% dei tumori dell’intestino viene diagnosticato in persone al di sotto dei 40 anni. Quando la diagnosi viene effettuata precocemente i tassi di sopravvivenza sono molto buoni, intorno al 90% dopo 5 anni, mentre quando vi è già disseminazione a distanza della malattia il tasso di sopravvivenza a 5 anni scende al 7%. Il cancro del colon non è associato con la menopausa ed i principali fattori di rischio sono un’elevata assunzione di grassi con la dieta e l’ereditarietà; anche un’eccessiva assunzione di alcool, la sedentarietà e l’obesità sono associati ad un rischio maggiore di sviluppare questo tumore. Nel corso degli ultimi 20 anni i tassi di mortalità per carcinoma dell’ intestino sono scesi in molti paesi, sia per l’adozione di una nutrizione più corretta, sia grazie alla diagnosi precoce di polipi precancerosi. La riduzione è particolarmente evidente fra le donne ed è stato ipotizzato che l’uso di estrogeni in menopausa abbia giocato un ruolo in questo comportamento, con molteplici meccanismi, fra i quali un’azione antiproliferativa diretta sulla mucosa del colon ed una modificazione della secrezione degli acidi biliari. Una buona alimentazione è importante in tutte le fasi della vita ed è naturale che sia importante anche in menopausa.
Menopausa, nutrizione e assetto lipidico Nel periodo menopausale si può verificare un aumento dei livelli di colesterolo totale con un cambiamento sfavorevole nel quadro lipidico. Ad un incremento del colesterolo plasmatico totale si associa un aumento del LDL colesterolo ed una diminuzione del HDL colesterolo, importante fattore preventivo nelle malattie cardiovascolari. Quando si effettuerà un esame del sangue per conoscere la quantità di colesterolo presente occorrerà richiedere: il colesterolo totale, l’HDL colesterolo e l’LDL colesterolo. È noto che l’organismo è in grado di sintetizzarlo a partire dal precursore acetil-CoA, tuttavia per normalizzare il colesterolo ematico è sempre utile seguire una dieta che faccia perdere peso, se necessario. Il livello di colesterolo introdotto con la dieta non dovrebbe essere superiore ai 300 mg al giorno.
Menopausa, nutrizione e Osteoporosi Come risaputo, conseguenza importante dell’inizio del periodo menopausale è l’insorgenza dell’osteoporosi che si manifesta nei decenni successivi (4-6) e, per l’alto impatto negativo sulla salute e sulla vita della popolazione anziana, inizia ad essere considerata una malattia sociale.
Menopausa, nutrizione e Ipertensione Dopo la menopausa anche i valori di pressione arteriosa possono alterarsi e spesso la donna può iniziare a presentare un’ipertensione moderata in questa fase della vita. Se anche fattori indipendenti dal- 306 l’alimentazione (fattori genetici, fumo di sigaretta, fattori ormonali…) svolgono un ruolo importante nell’eziopatogenesi di questa condizione , è ben noto che l’apporto di sodio influenza significativamente i valori pressori. Se il consumo di sale non è stato adeguatamente controllato nelle precedenti fasi della vita, è necessario che ciò venga attuato dopo la menopausa quando possono essere presenti altri fattori di rischio per patologie cardiovascolari. L’apporto di sodio con la dieta non dovrebbe superare i 3 grammi giornalieri. Inoltre recenti studi epidemiologici mostrano come l’introito di calcio con la dieta risulti inversamente proporzionale ai valori di pressione arteriosa. Per tali motivi le raccomandazione per adeguate concentrazioni di calcio nella dieta devono essere seguite non solo per la prevenzione dell’osteoporosi, ma anche per il potenziale ruolo di questo microelemento nell’insorgenza e nel controllo dell’ipertensione
Menopausa, nutrizione, alterazioni dei livelli di omocisteina e rischio cardiovascolare L’omocisteina è un aminoacido che si forma come metabolita intermedio durante il metabolismo della metionina. Recenti studi hanno mostrato come l’iperomocisteinemia sembra essere un fattore di rischio per l’arteriosclerosi e le complicanze trombo-emboliche in quanto elevati livelli indurrebbero un danno nell’intima delle arterie. I livelli di omocisteina aumentano con l’età ed in particolare dopo la menopausa, presumibilmente per la diminuzione dei livelli circolanti di estrogeni. Sembra esista una relazione significativa tra la carenza clinica o subclinica dei livelli di folati e della vitamina B e l’iperomocisteinemia. La presenza di elevati livelli di omocisteina è favorita da una dieta ricca di grassi e carente di frutta e verdura. È pertanto importante per ridurne i livelli, garantire con la dieta l’assunzione di alimenti ricchi di folati, quali vegetali a foglia, fegato, legumi (fagioli e soia), crusca, germe di grano, lievito. Il loro fabbisogno giornaliero è pari a 200 ìg. L’esercizio fisico è una misura preventiva di salute sottoutilizzata. L’inattività fisica, infatti, è una causa importante di decessi, di malattie e di inabilità.Circa due milioni di morti l’anno, nel mondo, sono dovute all’assenza di esercizio fisico, ed i risultati preliminari di uno studio dell’OMS sui fattori di rischio e sui determinanti di malattia individuano la sedentarietà come una delle prime dieci cause di decesso e di disabilità, tanto che l’OMS ha proclamato il 7 aprile 2002 il “world health day”2002 con lo slogan “move for health”). La mancanza di esercizio fisico accresce la mortalità per tutte le cause ed in particolare raddoppia il rischio di malattie cardiovascolari, di diabete di tipo II e di obesità accentuando inoltre il rischio di cancro del colon e della mammella, di ipertensione, di dislipidemie, di osteoporosi, di depressione e di stati ansiosi. È un problema che interessa una percentuale molto elevata, anche se non precisamente quantizzabile, di donne ed in particolare di quelle di condizione socioeconomica e culturale più bassa. Le donne soffrono in misura maggiore e più precocemente di limitazioni motorie rispetto ai loro coetanei maschi: già dai 55 anni e con incrementi significativi fino agli 80 anni ed oltre, le donne si trovano a convivere, in misura maggiore rispetto agli uomini, con problemi legati alla sfera motoria (nella fascia di età 55-64 anni il tasso per le donne è pari al 22,9 per mille contro il 14,7 per mille per gli uomini. Ciò è soprattutto da attribuire alla maggiore incidenza, tra le donne, di osteoporosi e lombosciatalgie da discopatia che insorgono soprattutto dopo i 50 anni compromettendo la funzionalità dell’apparato osteomuscolare e limitando l’autonomia motoria. Tra gli ultraottanteni il divario aumenta: sono 176,1 su mille gli uomini con limitazioni motorie e 248,6 su mille le donne con le stesse difficoltà. La difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane coinvolge complessivamente oltre un milione e mezzo di persone, con una prevalenza, anche in questo caso, di donne rispetto agli uomini (il tasso è pari a 37,3 per mille per le donne contro il 19,7 per gli uomini). Nonostante l’apparente accettazione dell’importanza dell’attività 325 fisica, la maggior parte della popolazione adulta ed anziana resta sedentaria. Negli ultimi anni il numero delle persone attente al proprio benessere fisico va però aumentando e, secondo il rapporto CENSIS 1998 , raggiungeva il 48,6% degli italiani (in questo ambito va sottolineato proprio l’incremento nell’attività sportiva da parte delle donne ed in particolare di quelle fasce di età e di popolazione non direttamente coinvolte nella pratica agonistica).
Benefici cardiovascolari Studi epidemiologici prospettici hanno dimostrato che uno stile di vita sedentario è associato a maggior rischio di morte cardiovascolare e coronarica e da tutte le cause. Una regolare attività fisica di tipo aerobico, gioca un ruolo importante nella prevenzione primaria e secondaria delle patologie cardiovascolari; esiste una relazione inversa tra il verificarsi di un evento coronarico e la pratica di attività fisica regolare e una buona capacità aerobica; l’attività fisica ha effetti benefici sui principali fattori di rischio di malattia coronarica: ipertensione, dislipidemie (aumento di HDL colesterolo e diminuizione dell’LDL), obesità, insulino resistenza e condizioni favo-
Osteoporosi ed esercizio fisico L’attività fisica può avere un ruolo importante nello sviluppo della massa ossea nell’infanzia e nell’adolescenza e nel mantenimento della massa scheletrica nell’adulto. Questa affermazione è basata soprattutto sulla rilevazione che le giovani atlete hanno una densità minerale ossea più alta che le giovani sedentarie di pari caratteristiche ed età. Questi reports dimostrano anche che esiste un differenziale di densità ossea con un aumento significativo in relazione a più alti livelli di attività fisica. In analogia con questa funzione nella giovane, l’attività fisica riveste un ruolo ben individuato attraverso tutto l’arco della vita nel mantenimento della normale struttura e della resistenza funzionale dell’osso. Un prolungato allettamento o immobilità inducono una rapida e marcata riduzione della densità minerale ossea.
Mortalità generale Elevati livelli di attività fisica regolare sono associati con più bassi tassi di mortalità complessiva sia per le donne giovani che per quelle più anziane.
Malattie cardiovascolari Tre revisioni sistematiche e 17 studi ben condotti, prospettici, randomizzati con durata del follow up fino a 29 anni hanno esaminato l’associazione tra attività fisica e rischio di malattia coronaria fatale e non, dimostrando che una attività fisica regolare di tipi aerobico riduce il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari in generale e per malattia coronarica in particolare. I dati a disposizione non sono invece conclusivi riguardo la relazione tra l’attività fisica e l’ictus. 2) Il livello di riduzione del rischio di malattia coronarica attribuibile alla regolare attivita fisica nelle donne in menopausa e post menopausa è simile a quello di altri fattori di stile di vita come la cessazione del fumo e la normalizzazione dei livelli lipidici. 3) Una revisione sistematica (1996) su 29 studi controllati e randomizzati ha evidenziato che una attività fisica regolare di intensità moderata previene o ritarda lo sviluppo di ipertensione arteriosa, e riduce i livelli pressori nelle donne ipertese.
Neoplasie L’attività fisica regolare è associata con la riduzione di rischio del carcinoma del colon.
Diabete mellito di Tipo II L’attività fisica regolare abbassa il rischio di sviluppare un diabete mellito di Tipo II e migliora il quadro lipidemico nelle donne in postmenopausa.
Osteoporosi
L’attività fisica continuativa sotto carico è indispensabile per un normale sviluppo scheletrico durante l’infanzia e l’adolescenza e per raggiungere e mantenere il picco di massa ossea nel giovane adulto. Non è comunque definitivamente chiarito se l’attività fisica di resistenza è in grado di ridurre l’accelerata perdita ossea nelle donne in postmenopausa anche in assenza di terapia estrogenica sostitutiva.
Rischio di cadute Esistono promettenti evidenze che l’esercizio fisico muscolare e altre forme di attività fisica preservano nelle donne anziane la capacità di mantenere un valido equilibrio e ridurre il rischio di cadute e di obesità.
Obesità
Ridotta attività fisica e conseguente riduzione di consumo di calorie contribuiscono all’aumento di peso che si riscontra spesso in postmenopausa. L’attività fisica continuativa riduce l’aumento di peso e migliora la distribuzione del tessuto adiposo corporeo
Salute mentale L’attività fisica sembra ridurre la sintomatologia depressiva ed ansiosa nel periodo menopausale e migliorare il tono dell’umore. L’attività fisica regolare può ridurre il rischio di sviluppare la sindrome depressiva ma sono necessari ulteriori studi su questo punto.
Qualità della vita L’attività fisica è in grado di migliorare la qualità di vita, favorendo il benessere psicologico e migliorando le capacità funzionali psicofisiche nelle donne anziane o cagionevoli.
• Raggiungere e/o mantenere un peso ottimale riducendo se necessario l’apporto calorico. • Aumentare il consumo di alimenti ricchi in calcio (latte e derivati) • Fare spuntini a base di yogurt, gelato alle creme (fiordilatte), frullati ecc. • Aggiungere sempre del formaggio grattugiato se si consuma un piatto di pasta o di riso o delle minestre. • In caso di sovrappeso o obesità preferire latte parzialmente scremato, formaggi light e/o yogurt magri. • Consumare tutti i giorni frutta e verdura, alimenti ricchi di antiossidanti, fibra, vitamine, provitamine e sali minerali. • Consumare almeno due volte alla settimana pesce (in particolare) azzurro perché ricco di vitamina D. • Preferire olii vegetali in particolare olio extravergine di oliva. • Ridurre la quantità di sale. • Bere acque bicarbonato calciche (a residuo fisso medio-alto) che presentano una biodisponibilità del calcio pari a quella dei latticini. • Aumentare l’attività fisica: scale a piedi, passeggiate a passo svelto, ginnastica dolce ecc. • Abitudini alimentari scorrette e stile di vita errato rappresentano un fattore di rischio per la salute e possono favorire l’insorgenza o il peggioramento dell’osteoporosi. • In caso di inadeguato apporto di calcio e/o di carenza di vitamina D consultare sempre il proprio medico per una eventuale supplementazione. • Esporsi al sole (in maniera controllata) aiuta le nostre ossa a mantenersi sane. • Leggere le etichette nutrizionali consente di conoscere l’apporto in calcio degli alimenti e permette di fare delle scelte corrette ed equilibrate al fine di coprire il fabbisogno giornaliero di questo minerale. • La menopausa è una condizione fisiologica: non bisogna viverla come una condizione patologica. • Mantenere attiva la sfera sessuale |
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Dottore Altiero Biello Ginecologo tel. 081-665918 - Cellulare 335 5653424 |
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